L’era dei predatori

07.01.2026

L'ERA DEI PREDATORI: GUERRA SISTEMICA E PACE IN MIRAGGIO

Il mondo contemporaneo appare dominato da una politica di potenza che intreccia forza militare, cinismo economico e una competizione globale senza freni. Le grandi potenze si contendono materie prime, corridoi energetici, mercati per la ricostruzione dopo guerre spesso pianificate, e soprattutto la supremazia tecnologica, militare e territoriale. È l’era dei predatori, in cui leader come Donald Trump diventano interpreti emblematici di una logica che riduce il diritto internazionale a semplice ornamento retorico, sacrificato ogni volta che ostacola interessi strategici immediati.

L’operazione in Venezuela rappresenta un caso esemplare di questa deriva: un intervento politico ed economico condotto ai margini, se non al di fuori, delle regole condivise, dove sanzioni, pressioni diplomatiche e minacce militari sostituiscono il dialogo e la mediazione. In questo scenario, la pace diventa un miraggio: non più un obiettivo comune, ma uno slogan da usare quando conviene, mentre sul terreno prevalgono destabilizzazione, cambio di regime e controllo delle risorse. Comprendere questa guerra sistemica significa riconoscere come finanza, media, tecnologia e apparati militari agiscano in sinergia per ridefinire equilibri globali a vantaggio di pochi attori dominanti.

La guerra non è più solo un conflitto armato tra eserciti, ma un processo diffuso che attraversa economie, società e immaginari collettivi. Sanzioni economiche, guerre valutarie, campagne di disinformazione e cyber-attacchi diventano strumenti ordinari di una strategia permanente di pressione. In questo contesto, interi Paesi vengono trasformati in teatri di sperimentazione geopolitica, dove la sovranità nazionale è erosa da interessi transnazionali e da alleanze asimmetriche. La ricostruzione post-bellica, lungi dall’essere un percorso di rinascita, si trasforma spesso in un grande affare per corporation e fondi di investimento.

Eppure, proprio dentro questa oscurità si intravedono spazi di resistenza e di alternativa: movimenti sociali, reti di cooperazione internazionale, nuove forme di diplomazia dal basso che provano a rimettere al centro diritti, giustizia e tutela dei beni comuni. Rompere l’era dei predatori significa immaginare un ordine mondiale fondato su regole condivise, limiti al potere economico e militare, e una cultura politica capace di riconoscere l’altro non come preda, ma come interlocutore. Solo così la pace potrà smettere di essere un miraggio e tornare ad essere un progetto concreto, costruito giorno per giorno.