Vladimir Putin l’Avvelenatore
VLADIMIR PUTIN L’AVVELENATORE

Alexei Navalny era stato relegato ad una crudele solitudine in un carcere di massima sicurezza, disperso in Siberia sopra il circolo polare artico, lontano dagli occhi del mondo e dai riflettori della stampa internazionale. Isolato, privato di cure adeguate e sottoposto a continue vessazioni, il principale oppositore di Vladimir Putin è stato lentamente consumato da un sistema repressivo costruito per spezzare ogni dissenso.
A conclusione delle indagini, Francia, Germania, Regno Unito, Svezia e Paesi Bassi hanno presentato i risultati degli esami su campioni prelevati dalla salma del dissidente morto due anni fa: avvelenamento. Le analisi indipendenti confermano l’uso di una sostanza tossica riconducibile all’arsenale chimico già attribuito ai servizi russi, rafforzando il sospetto di un omicidio di Stato.
Giorno dopo giorno, in quella orrenda prigione russa, lo hanno debilitato e scarnificato, negandogli assistenza medica, contatti umani e diritti fondamentali. Il suo corpo si indeboliva mentre la propaganda del Cremlino cercava di cancellarne il nome. Eppure, la verità riaffiora oggi con forza: la morte di Navalny non è stata una tragica fatalità, ma l’ennesimo capitolo di una lunga storia di avvelenamenti, intimidazioni e violenza politica che porta la firma del regime di Putin.